Marianne Faust (a.k.a. Stella Nascente) (She / Her)
Marianne Faust nacque da una famiglia tedesca che partecipò alla resistenza contro i Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo la fine del conflitto, i genitori rimasero in stretto contatto con la rete di contatti che la Gestapo chiamava "L'Orchestra Rossa", per questo motivo, la sua infanzia fu sin da subito pregna di segreti, politica e mistero.
Marianne aveva difficoltà a seguire gli ordini dei genitori. Le sue giornate solitarie passate chiusa nella loro casa in campagna erano una prigionia, una condanna per cui non aveva commesso alcun crimine. I libri erano la sua unica compagnia. Erano l'unico modo che aveva per conoscere il mondo esterno. E studiò. Ore ed ore. Matematica, scienze, politica. Era estremamente colta persino da piccola. Forse lo divenne solo per noia.
Sua madre e suo padre erano preoccupati per la sua incolumità a causa del loro lavoro. I primi anni dopo la Guerra furono obbligati a rimanere nascosti, temendo ripercussioni dai piccoli nuclei Nazisti sopravvissuti sul territorio Tedesco. Nonostante il NKVD, divenuto successivamente KGB, proteggesse il nucleo familiare, i rischi erano troppo alti.
Marianne spesso spiava gli incontri dei suoi genitori con gli esponenti militari russi. Parlavano di armi dai poteri sovrannaturali sviluppate dai Nazisti, ancora disperse. Di altri oggetti anomali, rinvenuti in Russia. Marianne non aveva mai sentito storie così affascinanti. Iniziò ad annotare queste anomalie, categorizzandole, fantasticando, creando storie su di loro. Inventandone alcune di proprie.
Quando le ultime forze della Wunderwaffen, i sopravvissuti nazisti, vennero represse alla famiglia Faust venne dato il via libera per tornare alla normalità. Ma non aiutarono la famiglia. La proprietà in campagna gli venne rimossa e in cambio il KGB offrì un appartamento a Berlino Ovest. Un dono da loro considerato generoso, a fronte della possibilità del finire nella ben più rigida Berlino Est.
Marianne iniziò ad avere i suoi primi contatti sociali e fu estasiata da quella sensazione, dalla vita sociale, dallo stretto contatto. Passò i suoi anni da teenager litigando con i propri genitori che non approvavano del suo stile di vita. Basso profilo. Volevano che mantenesse ciò. Ma la sua natura era libertina, ribelle. Voleva conoscere quel mondo ricco di quelle persone pregne di storie di cui aveva tanto letto. Suo padre in particolare era estremamente preoccupato. Il fato volle infatti che Marianne iniziò ad intrattenere relazioni occasionali con Peter Brandt, il figlio di Willy Brandt, l'allora Cancelliere federale della Germania Ovest. Sebbene anch'egli precedentemente aveva contrastato il regime Nazista, la rete di contatti di Brandt era diametralmente opposta al KGB, e la reputava un nemico. Marianne non ne volle sapere. Pensava che i suoi genitori la volessero restringere, come sempre. Che le loro paure che alcune lei facesse trapelare informazioni fosse dovuta solo alla poca che le hanno sempre dato. Tentò la fuga di casa a 17 anni.
Pensava che avrebbe potuto finalmente dichiarare il suo amore a Peter Brandt e trasformare il loro rapporto occasionale in qualcosa di più. Il sogno fugace di Marianne durò solo qualche mese. Capì ben presto che a Peter non interessava lei e le sue domande sulla sua vita si facevano incessanti. La facevano sentire a disagio, si sentiva meno per non aver avuto un'infanzia. Rivelò alcuni dei segreti, solo per la paura di essere vista come non interessante, come disadattata. Venne dopo poco lasciata per strada.
Un dono gentile, per Brandt. Ora lui aveva la possibilità di fare bella figura con il padre con tali informazioni e lei avrebbe potuto continuare a vivere.
Marianne vivette una settimana da senzatetto prima di farsi abbastanza coraggio da tornare dai genitori. Trovò solo sua madre. A quanto pare suo padre era morto. Suicidio, aveva detto la polizia alla madre. Non le permisero mai di controllare il cadavere. Marianne aveva capito. E dall'espressione di sua madre, sembrava non fosse l'unica. Non vi era rimorso, rabbia, o rancore. Solo un senso di vuoto. Un senso di colpa.
Marianne contattò il KGB e iniziò un'indagine sul padre. In cambio, loro chiesero informazioni che solo qualcuno in contatto con la famiglia Brandt avrebbe potuto avere. Marianne manipolò Peter per incontrarlo un'ultima volta, non menzionando che fosse tornata a casa. Ottenne le informazioni che voleva e il KGB confermò i suoi dubbi. Non si trattava di suicidio, ma di omicidio.
Il padre di Marianne era difatti stato catturato durante la Guerra dai nazisti, e aveva subito degli esperimenti. Il suo corpo molto probabilmente era stato trasportato da qualche parte per comprendere la natura di questi esperimenti, e come potesse essere sopravvissuto.
Marianne lottò per conoscere la verità sul padre. Negli anni successivi continuò la collaborazione con il KGB e si assicurò vendetta sulla famiglia Brandt, ma senza che nessuno di loro morisse. Si assicurò che la loro reputazione rimanesse infangata e che la loro carriera politica avesse una fine. L'intera famiglia cadde nell'oblio. Marianne, nel mentre, si laureò in Comunicazione Interculturale.
La sua tesi di laurea fu sui rapporti tra l'America e la Russia durante la guerra fredda. Grazie a questa, si guadagnò l'interesse di molti politici Americani.
Si trasferì con la madre in America nel 1963 dove ottenne la carica di Ministro degli Esteri grazie ai costanti dialoghi che riusciva ad instaurare con il governo Russo. Grazie ai fondi donati dal KGB, Marianne divenne inoltre una grande imprenditrice, la sua figura divenne nota in poco tempo, i giornali la definivano come "Stella Nascente". Il vero motivo di questo trasferimento era trovare il corpo del padre. Tutti i fili puntavano al dipartimento di forze segrete Americane.
Riuscì ad ottenere quello che volle. Dopo insistenti tentativi di intromettersi nelle faccende private del Governo Americano, sotto la scusa del rilascio pubblico di documenti riservati come attestato di trasparenza nei confronti della Russia, L'FBI svelò le proprie carte. La portarono da suo padre. Non era morto. Era persino felice, beato... quasi assente. Le parlarono dell'anomalia che albergava dentro suo padre. A quanto pare i Nazisti erano veramente vicini dall'ottenere quello che volevano, o forse l'avevano ottenuto e non avevano gradito i loro risultati. Pareva che avessero fatto delle operazioni al cervello inserendo un piccolo disco di metallo dorato di 3 mm x 10 mm. Quest'ultimo pare ruotasse da solo ad intervalli irregolari. Un'anomalia. Come ne aveva sentite da piccola. Il disco ogni qualvolta ruotasse, sembra si sovrapponesse alla mente del padre, bombardandolo di immagini premonitorie. Non si era mai compreso quanto nel futuro riuscisse a vedere. Quanto fossero nitide o vere quelle immagini. Probabilmente per via di una contusione, il disco era scivolato fuori dal luogo in cui originariamente era stato posto, ma chiunque lo avesse recuperato da Berlino, si era assicurato di rimetterlo al suo posto. Ora come ora, sembrava queste immagini fossero quasi l'unica cosa che riuscisse a vedere. L'FBI diceva che non faceva che piangere. Pianti di gioia, di disperazione.
Quando Marianne lo incontrò, suo padre si gettò contro di lei abbracciandola. Sapeva si sarebbero reincontrati. Sapeva che il futuro aveva in serbo cose grandiose per lei. Sapeva che la mamma stava bene. Meglio di quanto fosse mai stata con lui. Era contento del futuro. Anche se non ne faceva parte. Era tutto così surreale. Marianne uscì dalla stanza del padre dopo poco.
L'FBI la informò che suo padre venne "donato" come parte di un accordo tra l'America, il KGB e il DPSE, il dipartimento di Ricerche segrete europeo per il mantenimento dell'Europa come territorio neutro. Sebbene potesse sembrare che fosse tutt'altro che conveniente donare agli USA un uomo in grado di prevedere il futuro, era più spaventoso pensare a cosa facesse sentire così sicuri di sè i Russi, cosa potesse mai dare loro tale certezza di vittoria nella Guerra Fredda.
Marianne non sapeva cosa provare. Qualsiasi cosa avesse dovuto provare in quel momento, la reprimette. Era stufa. Decise di fare a modo suo. Strinse un contatto stretto con l'FBI, informandoli delle debolezze del KGB. Contattò la DPSE.
Non importava comprendere chi fosse stato a ridurre suo padre in questo modo, non importava comunicare la notizia a sua madre. Aveva compreso il marcio del mondo e voleva tirarne le fila dalla sua posizione.
Con il tempo, altre figure simili si interessarono a lei. Le sue abilità di tessere trame, di muovere nazioni e politiche attirò chi faceva altrettanto. Maestri dell'ombra, i Burattinai della Storia. Marianne strette un legame con loro. Sapeva che il mondo non poteva girare altrimenti. Decise semplicemente di non essere uno spettatore, ma di partecipare alla scrittura del futuro. Venne appuntata come CEO pubblico del GDK per via della sua già nota presenza mediatica e apprezzamento da parte del pubblico. Segretamente, Marianne faceva parte degli Amministratori.
Ogni giorno, sente suo padre. Ascolta i suoi consigli. Il loro rapporto non è mai stato così felice. Sua madre è felice con un nuovo compagno. Lei è contenta. E tutto quello che era costato, era un patto con i Diavoli.